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Whiteshark: l’intervista

Chi sono i Whiteshark? L’idea del nome è presa dalla fame, dalla costanza e dalla determinazione con cui inseguono i loro obiettivi perché lo “squalo bianco”, uno dei predatori più forti al mondo, non dorme mai. Inoltre hanno iniziato a
identificare i loro fan con lo slang “BREZIS”, un nome nato quasi per caso durante una serata e insieme a loro stanno costruendo la “Brezis family”.

Conosciamo meglio i Whiteshark

Daniele Scavetta, in arte “Scave”, e Simone Filipazzi, in arte “Simoroy”, insieme formano il gruppo Whiteshark.
Si conoscono per la prima volta a un contest live di Milano e successivamente si rincontrano in uno studio di registrazione a Muggio (MB) per puro caso.
Dopo un po’ di featuring reciproci con i nomi d’arte Scave e Simoroy nel 2018 decidono di formare il gruppo WHITESHARK esordendo con un EP di 4 tracce dal titolo “Quanto Basta” condito da due videoclip: “Muovilo” e “Non fa per me”.

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Successivamente escono vari altri singoli, tra cui “Accelera” in collaborazione con il noto rapper Vacca.
Nel frattempo iniziano a girare per l’Italia aprendo eventi importanti come il concerto di Shiva al Carroponte davanti a 3000 persone e partecipando, di recente, alle campagne di sensibilizzazione di Wall Of Dolls, Onlus ideata da Jo Squillo.
A settembre è uscita “Stavolta No”, la prima traccia del nuovo progetto del duo urban.

L’intervista

Whiteshark, immagino ci sia un significato dietro questo nome… ce lo raccontate? Quanto tempo ci avete messo a sceglierlo?

Squalo bianco, rispecchia il modo con cui inseguiamo i nostri obiettivi. Questo nome è venuto fuori abbastanza spontaneamente, non ricordiamo il momento preciso, ma è piaciuto a tutto il team fin da subito.

L’album “Brezis Vol. 1” contiene 10 tracce, c’è qualcosa che le accomuna oppure sono slegate tra loro?

Certo, hanno tutte un filo conduttore e per questo abbiamo deciso di racchiudere queste tracce in un unico progetto. È un disco estroverso dove risalta la voglia di dire la propria, l’esigenza di trovare un posto nel mondo.

Com’è nato lo slang brezis?

È nato un po’ per caso, durante una serata live. C’era un ragazzo abbastanza alticcio che continuava a ripetere una cosa strana, una parola che assomigliava a “Brezis” e allora da lì è iniziato lo slang per identificare i nostri fan!

Vi siete esibiti e vi esibirete nelle scuole medie portando la vostra musica e le vostre esperienze. Che importanza ha per voi arrivare alle nuove generazioni?

Usare il nostro mezzo, ovvero la musica, per arrivare ai giovani è importante. Noi lo vogliamo fare con la giusta determinazione ma non con presunzione. Ci limitiamo a raccontare le nostre esperienze.

Siete giovani emergenti ma avete un merch veramente da professionisti! Vi fate aiutare da qualcuno oppure è tutta farina del vostro sacco?

Facciamo tutto noi, ci mettiamo anima e cuore per questo progetto!

Progetti futuri?

Tantissimi, ma per ora ci godiamo “Brezis Vol. 1” e cerchiamo di divulgarlo il più possibile.

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