Home Da applaudire XXI Festival Verdi: Un ballo in maschera (Gustavo III)

XXI Festival Verdi: Un ballo in maschera (Gustavo III)

Articolo di Susanna Alberghini.
Primo allestimento in forma scenica ad aprire il XXI Festival Verdi, con Un ballo in maschera (Gustavo III) preceduto da non poche e sterili polemiche. Ma si sa, da sempre Giuseppe Verdi fa parlare di sé e questa volta, complice la nuova veste grafica per diffondere l’anteprima rivolta al pubblico under 30, di un discusso e attesissimo nuovo allestimento firmato ma solo nelle intenzioni, dal recentemente scomparso regista Graham Vick, si presenta, niente popò di meno che, vestito da amazzone vittoriana, gonna verde e tuba gialla, strizzato in vita da una giacca sfiancata pink che nulla lascia all’immaginazione, ammiccando compiaciuto al mondo queer. Verdi, e soprattutto il Teatro Regio, ostentano orgoglio e portano avanti con determinazione, nonostante gli inutili contrasti sollevati dalla politica e da esponenti del mondo della cultura, l’idea della contemporaneità verdiana e le sue idee, avanguardistiche per l’800 e in teoria non ai giorni nostri. Ma tant’è e lo spettacolo deve andare avanti e lo fa, con successo.

XXI Festival Verdi: Un ballo in maschera (Gustavo III), chi di Verdi si veste, di sua beltà si fida

Varcata la soglia del Teatro Regio, maschere elegantissime, ricevono il giovane pubblico, in smoking e cilindro.

Grafica Divina

Lo stesso sovrintendente, Anna Maria Meo, si presta al gioco e facendo a ingresso platea, gli onori di casa. L’invito che viene rivolto al pubblico è semplice: recarsi a teatro portando soprattutto la propria personalità, incuranti di dress code obsoleti che nel tempo hanno nutrito di stereotipi, l’idea di fruire il teatro.

La nota più colorata che sfarfalla tra il pubblico è un’imponente drag queen che indossa guanti da sera, cappello e tanti faccioni di Verdi a stampa pop sull’ampia gonna di raso. Nulla è stonato e il pubblico si diverte nell’attesa dell’inizio.

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Ciò che appare più evidente è che dell’amato regista Vick, rimane lo spirito e anche se non so quanto voluto dal regista, Vick come il protagonista dell’opera, è in scena dall’inizio alla fine, a osservare, a celebrare il teatro e a sbeffeggiare chi credeva di trovare lo scandalo facile a ogni alzata di sipario.

La scena presenta una monumentale bara e comincia a ritroso, già dall’ouverture, con il funerale del re di Svezia. È un gioco di teatro nel teatro, con i personaggi che celebrano e si disperano per la scomparsa di persone tanto illuminate quanto coraggiose. Il monumento funebre sarà l’elemento scenico ricorrente durante tutta l’esecuzione.
Roberto Abbado, dirige sicuro senza invenzioni ma con grande armonia l’opera per la prima volta, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, nell’edizione critica della partitura a cura di Ilaria Narici. Il libretto è quello ad ambientazione svedese, così come concepito da Verdi per il debutto a Roma, prima che i censori pontefici imponessero la trasposizione della vicenda nella Boston coloniale.
Nel cast, ritorno di nomi amati al pubblico parmense come il soprano Pirozzi che sfoggia un’elegante e sicura Amelia. Piero Pretti incarna il protagonista dell’opera e convince entusiasmando il pubblico.

Al suo debutto nel ruolo di Conte Gian Giacomo, Amartuvshin Enkhbat, sfoggia solida voce dal timbro di velluto. Irresistibile il paggio Oscar di Giuliana Gianfaldoni, al debutto nel ruolo e per la prima volta sia al Teatro Regio che al Festival, impossibile non innamorarsene e poco importa se sia maschio, femmina o tutte due. L’Ulrica di Anna Maria Chiuri è una garanzia, e propone una maga raffinata, e più che veggente appare una donna che ha forgiato il suo acume, vivendo.  Fabio Previati (Cristiano), Fabrizio Beggi (Ribbing, per la prima volta al Teatro Regio e al Festival Verdi), Carlo Cigni (Dehorn), Cristiano Olivieri (Ministro di Giustizia), Federico Veltri (Un servo del Conte), sono perfettamente amalgamati con il resto del cast.

Le scene e costumi di Richard Hudson, luci di Giuseppe Di Iorio, movimenti coreografici di Virginia Spallarossa.
Nel complesso è un ottimo spettacolo, sia scenicamente che musicalmente. Non è né di Graham Vick, né del suo storico assistente Jacopo Spirei ma di chi, da sempre ama e fa teatro sapendo osservare il mondo, senza prendersi troppo sul serio.

Un ballo in maschera Festival Verdi

Lo spettacolo è in scena fino al 15 ottobre

Da segnalare anche l’atteso Simon Boccanegra diretto da Michele Mariotti in forma di concerto, dal 9 al 16 ottobre Messa da requiem il 2 ottobre e iniziative trasversali legate al Festival che vedono la partecipazione di Elio delle Storie Tese, con Opera Horror Picture Show, in scena il 27 settembre e Un rave in maschera con il direttore Enrico Melozzi e l’Orchestra notturna clandestina, il 13 ottobre.

Per il programma completo: https://www.teatroregioparma.it/festival-verdi-xxi-scintille-dopera/

Ultima nota personale: nell’ultimo atto dell’opera, nell’attesa festa in maschera, Oscar balla più che sprezzante pieno di gioia di vivere, sulla tomba di Gustavo III, ho voluto leggere questa scelta, come un omaggio di Spirei alla memoria e alla gioia di vivere che il regista Vick aveva e sapeva portare in scena, in barba a tutti i benpensanti.

Foto: Roberto Ricci

Articolo di: Susanna Alberghini

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