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Giovanni Sollima ci presenta il suo libro “Quinto libello”

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Uscita la raccolta di poesie

Era nell’aria. E adesso il Quinto libello di Giovanni Sollima c’è, al di sopra di ogni chiusura dei tempi, distanziamento sociale e clausura degli animi, pronto a offrirsi al confronto e al dialogo con la percezione sensibile del lettore. È come se le cose e i fenomeni si presentassero con un loro linguaggio dei sensi e una lingua estetica, di cui il poeta è cercatore partecipe nel solco evolutivo di un’ancestrale naturalezza e risonanza espressiva. Un dialogo interno sulla linea dei significati aggancia il tempo e ne prende coscienza, dando continuità, ricercate forme e diversificate traiettorie agli spazi dell’essere e dell’esserci.

Abbiamo rivolto a Giovanni Sollima qualche domanda ed ecco che cosa ci ha risposto 😉

Cosa ti ha spinto ad iniziare a scrivere?

Come dico, per uno stato necessitante. È un istinto incoercibile e ineluttabile all’espressione e alla comprensione di simboli e significati, che matura nel tempo e nello spazio soggettivo e oggettivo, fino alla personale padronanza intelligente d’una forma d’arte creativa.

Quali sono stati i tre momenti più importanti della tua vita per diventare la persona che sei oggi?

Sono stati momenti plurali: il primo è quando mi sono laureato in Medicina e Chirurgia e la conseguente Specializzazione in Psichiatria; il secondo è quando ho conosciuto mia moglie e le conseguenti nozze, per le quali ho anche scritto un poemetto dal titolo Esgialnuptiae; il terzo la nascita dei miei due figli.

Dove affondano le tue radici e dove puntano le tue ali?

Bella domanda e suggestivamente poetica! Credo che le mie radici affondano tanto nel mare, quanto nell’entroterra della mia isola natia, nella sua aria profumata e struggente, nel suo potente raggio del sole, personalissimo, che ogni siciliano impara a cercare sin da piccolo e di cui impara a vestirsi. Le ali puntano verso l’orizzonte di una visione mitica, pur perduta o sorprendente; decisamente verso una senso-percezione di bellezza.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che contribuiresti a cambiare

Dieci è un’enumerazione ben vasta. Mi piace la famiglia, il senso dell’amicizia, il buon cibo, l’amabile chiacchierare, le arti e lo sport, una declinazione estetica del lavoro svolto. Mi piacerebbe cambiare gli atteggiamenti di sopraffazione ed oltracotanza, i modi laidi e incivili, di certo la cattiva politica, le disonestà e soprattutto il corrente senso d’insensibilità e indifferenza.

Parlaci del tuo ultimo lavoro

Il “Quinto libello di pezzi tesotici” è la mia ultima raccolta pubblicata di poesie. È un progetto editoriale di poesia lirica, giunto al quinto appuntamento. I “pezzi tesotici” sono i singoli brani, i diversi momenti poetici della collezione proposta. Le liriche provengono tutte dalla raccolta cronologica madre, che è “Tesos”, mio termine originale, di risonanza classica, derivante dall’unione delle abbreviazioni “tes.” e “os.”, tessuto osseo. Il “Primo libello di pezzi tesotici” è stato pubblicato nel 1994. Il “Quarto libello” è del 2011. La pubblicazione del “Quinto libello” rappresenta per me una ripresa del progetto “tesotico” e contemporaneamente un nuovo debutto.

Invitaci ai tuoi prossimi appuntamenti

Non sono così prossimi. Di certo in ambito poetico vorrò dare continuità al progetto “tesotico” con il “Sesto libello”, seppure nell’immediato e per un certo periodo sarò concentrato sulla divulgazione e promozione del “Quinto libello ”. Spero, poi, di giungere a pubblicare una raccolta di liriche, che danno corpo ad una poesia meno soggettiva e più narrativa, più inserita nel contesto d’avvenimento e riflesso storico e sociale: sono i componimenti che fanno capo al progetto di “Matelquick il folletto”.

Da leggere: Quinto libello di Giovanni Sollima

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