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Roberto Galanto si racconta in questa intervista

Roberto Galanto vi dà il benvenuto in questo breve lungo viaggio dove i protagonisti, con le loro storie più disparate, vi aspetteranno impazienti ad ogni piano di questo condominio musicale.

Ci sono gatti, giornalisti, innamorati, filosofi, single, e molto altro. Sta a voi decidere da dove iniziare.12 brani inediti nel quale l’ascoltatore sarà immerso nel variopinto mondo di questo artista multiforme.Canzoni dallo spiccato sapore swing si alternano a ballate acustiche, mentre quelle dal marcato passo reggae e pop fanno da contraltare ritmico a questo progetto discografico firmato Digressione music.Mai Mia è il primo singolo estratto dall’album e il secondo è Tienimi.”Le mani” è il titolo del terzo singolo estratto, in uscita contestualmente all’album.

Grafica Divina

Parlaci del tuo progetto musicale, com’è nato?

Sono stato rapito dalla musica sin dalla giovane età. Mi affascinava mostrare col canto quello che ci si porta dentro, e mi affascinava forse anche più delle parole in sé. L’ho sempre trovato difatti, un modo elegante di comunicare e di esplorarmi. Iniziai a farlo quando cantai per la prima volta davanti ad un pubblico durante la recita di scuola media, che emozione!

Successivamente, per caso, mi regalarono una chitarra classica, poi una stratocaster (dalla mia ragazza dell’epoca!) e da lì ho cominciato a sognare e, a scoprire la bellezza della musica e dei versi dei grandi cantautori italiani che mi hanno accompagnato per molto tempo. Sono cresciuto con i dischi di Carosone, Modugno, Battisti, Cocciante, De Gregori, giusto per citarne qualcuno ed oggi, quando posso torno spesso da loro.

Dopo la mia prima fase canora amatoriale decisi di studiare canto lirico e negli ultimi anni canto jazz all’estero. Un azzardo, in quanto ho dovuto lasciarmi alle spalle il mind-set classico costruito negli anni. Ma io sono fatto cosi… studiare per dimenticare ma mai musica leggera, altrimenti divento troppo razionale. Credo che il mio progetto musicale sia il frutto di tutto ciò.

Oggi ho ripreso a scrivere canzoni, sempre in costante bilico tra il crooner e l’interprete, tra il passato ed il futuro, tra la musica e le parole.

È uscito il tuo nuovo album, ce lo racconti?

L’album -WELCOME- è stato concepito tra il 2019 ed il 2020, grazie alla collaborazione e supporto dell’etichetta Digressione Music di Molfetta. Il progetto, che arriva a voi con 2 anni di ritardo, ha attraversato i vari lockdown da Covid-19, ha sofferto le attese del caso, ed ha visto la mia vita cambiare, così come i tempi e le persone.

Il titolo scelto ha vari significati, una parola gentile ed inclusiva che fa da contraltare al mondo che sento sotto i piedi, un luogo comune e un modo di avvicinarsi. 

I brani scelti hanno un diverso aspetto, peso e forma, e sono presentati al pubblico in maniera apparentemente casuale. Non c’è un vero filo conduttore, ognuno fa da sé nell’approccio. Credo addirittura che non vada necessariamente ascoltato per intero, ma al contrario, a piccole dosi perché possa arrivare in maniera sincera.

Da dove arriva il tuo sound?

Il sound arriva dalla somma delle esperienze che mi hanno visto protagonista nei teatri, locali, e jazz club Italiani e Olandesi. Arriva sicuramente dai dischi ascoltati in adolescenza e dalla voglia di spaziare tra più generi. Anche l’incontro con alcuni splendidi musicisti, ha giocato un ruolo fondamentale. Impossibile non rimanere affascinato del loro spessore artistico e musicale. Nella mia lungo cercare ho avuto anche la fortuna di conoscere insegnanti ed amici – sui generis – che in qualche modo mi hanno regalato il senso della bellezza. I richiami al sound americano sono poi, un personale ringraziamento alla musica soul, jazz e country che amo di più e che tutt’ora ascolto e che non finisce mai di stupirmi. American music rules!

Fonte: PressaCom

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