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“Un panda estinto – Il mestiere dell’inviato speciale” di Vittorio Monti in libreria

“Un panda estinto – Il mestiere dell’inviato speciale” di Vittorio Monti.
Vivere una frenetica vita da giornalista del Corriere della Sera e non avere mai lavorato nelle sacre stanze di via Solferino 28, Milano.
Un nomade forever, commesso viaggiatore nell’Italia e nel mondo, per raccontare fatti e misfatti prima del dilagare di internet.
Quando quello dell’inviato speciale era un mestiere da sogno, non “un panda estinto”.

“Un panda estinto – Il mestiere dell’inviato speciale”

Vittorio Monti, collezionista di mille e mille articoli, però con il record di nemmeno un giorno in redazione, propone la sua esperienza davvero unica: stipendiato per scrivere, su disastri naturali (i grandi terremoti), tragedie umane (il terrorismo) e sfide epocali (Prodi versus Berlusconi), in un perenne e anticipato smart working. Con sede di lavoro sempre diversa: i luoghi della cronaca. Niente scrivania fissa e l’Olivetti sempre pronta all’uso.
Singolare anche la scelta di Monti: fare un libro che non è manuale di giornalismo né raccolta di articoli, nessun ricorso all’archivio elettronico del Corriere, soltanto alla memoria.
Secondo la lezione di Piero Ottone, il suo primo direttore al “Corrierone”: “Ciò che non ti ricordi, non sarebbe interessante per i lettori”.

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Con una scelta spiazzante, il giornalista racconta più gli errori che i successi (eppure ha vinto il prestigioso premio Saint Vincent), le gaffe prima degli exploit. Soprattutto svela i molti trucchi del mestiere, in un giornalismo eroico: quando i telefoni andavano a gettoni e trasmettere il reportage al giornale era molto più faticoso che scriverlo. Come viandante in una carovana di carta popolata di “firme” più che di volti. Tipi strambi gli “inviati”, a volte scapigliati, alternativi e un po’ ribaldi, ma sempre creativi e al servizio del lettore. Gente che lottava, anche con colpi bassi, per battere la concorrenza, perché lo scoop era la religione del tempo ante social.

Un panda estinto ha molte cose da rivelare, portando in primo piano il backstage di un’epoca, popolato di personaggi famosi della politica, della cronaca e dello spettacolo, oltre che giornalisti da prima pagina. Il filo conduttore è il disvelamento di piccoli e grandi segreti. Non banale gossip, semmai un sorprendente contributo alla storia di decenni cruciali del secolo scorso.

Sullo sfondo, sempre il sogno di un bambino che a dieci anni decide cosa vuole fare da grande e ci riuscirà. Da ogni pagina fuoriesce la passione per il mestiere. Con la speranza che il racconto possa rivelarsi utile ai giovani che inseguono lo stesso sogno.

PS – Nota finale di cronaca: poiché quella del giornalismo è una passione infinita, Vittorio Monti nel nuovo millennio è diventato elettronico. Il “Panda”, seppur nostalgico, si è convertito ai social e ora è il tablet la sua nuova Olivetti. Non fa più il giramondo per il Corsera ma, con gli editoriali sul Corriere di Bologna, commenta la vita dalla scrivania di casa.

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