Home Da ascoltare “Pop, Rock, Jazz… e non solo” Massimo Ranieri “Qui e adesso”

“Pop, Rock, Jazz… e non solo” Massimo Ranieri “Qui e adesso”

Si intitola “Qui e adesso”, esattamente come il suo nuovo programma televisivo del giovedì in onda su RaiTre in prima serata, il disco del ritorno di Massimo Ranieri all’incisione di brani inediti dopo diversi anni di album splendidi, certo, e però centrati su riletture di vari repertori: quello partenopeo classico in primis.

“Qui e adesso”: non solo inediti

“Qui e adesso” esce in tre versioni, CD “normale”, doppio LP e confezione di lusso comprendente sia il Compact Disc che i due 33 giri. Ma in realtà non è un album composto di soli inediti: questi sono sei, compresi “Mia ragione” già proposta da Ranieri fuori gara a Sanremo 2020 e un brano donatogli dal grandissimo Charles Aznavour, mentre gli altri undici pezzi in scaletta sono intriganti ripescaggi dal repertorio inciso dal cantante nei primi anni Settanta, quando dopo alcune hit strepitose (“Erba di casa mia”, “Vent’anni”, “Rose rosse”) Ranieri decise di puntare sul teatro. Ottenendo però l’effetto di far passare in sordina certi suoi carinissimi album del periodo, con le loro canzoni fra cui le varie “L’amore è un attimo”, “Immagina”, “Via del Conservatorio”, “Ti ruberei” qui recuperate.

Grafica Divina

Dice Massimo: “Fu folle, in effetti, abbandonare o quasi la canzone ad appena 24 anni inseguendo l’esigenza di esperienze nuove. Però queste canzoni io le ho amate, e sempre ritenute all’altezza di quelle che ebbero fortuna. Solo che le avevo lasciate come orfane, e adesso anche per rispetto degli autori che le scrissero, un team affiatato cui devo molto del mio successo, sono tornato finalmente a inciderle. Vorrei che si cogliesse il loro valore, e vorrei anche liberarmi di un certo senso di colpa per un repertorio che ho trascurato. Fosse stato possibile, anzi, avrei anche recuperato “Da bambino” con cui debuttai a Sanremo nel ’68, “Pietà per chi ti ama” con cui andai diciassettenne al Cantagiro l’anno prima, “Dal primo momento che ti ho visto” che proposi come sigla finale di un programma TV condotto con Loretta Goggi”.

“In pausa” la collaborazione con Mauro Pagani

Per ammodernare brani scritti fra 1969 e 1975, nonché per dare taglio contemporaneo ai pezzi inediti, Ranieri ha voluto fortemente mettere in pausa la sua collaborazione con Mauro Pagani (cui tornerà a breve, è già pronto prodotto da Pagani un altro suo CD di inediti con firme importanti, da Fossati a Modugno) per lavorare con il grande musicista e compositore canadese Gino Vannelli.
“E sono tre anni che lavoriamo a questo album” sottolinea Massimo. “Lo vidi esibirsi venticinque anni fa al Palladium, e da allora volevo fortemente lavorare con lui. Che ha dato tocco diverso ai brani di tanti anni fa, usando anche strumenti diversi da quelli originali, ad esempio la tromba o un pianoforte come strumento guida, e ha contribuito agli inediti sia perché diversi sono suoi o anche suoi, sia perché mi ha spinto a usare la voce in modo nuovo, a rompere i miei schemi interpretativi abituali. Per la parte vocale, io e lui siamo stati in sala d’incisione a Roma una settimana intera, lavorando dieci ore al giorno; poi molto della parte strumentale, da lui arrangiata, è stato realizzato nel tempo anche nei suoi studi in Oregon, a Portland”.

La nuova collaborazione con Gino Vannelli

Ad essere schietti, nell’insieme i raffinatissimi, astratti, a volte futuribili arrangiamenti di Vannelli però non sempre sembrano adeguati a canzoni nate nel segno d’una romantica melodia all’italiana, di gusto sinfonico e spleen anche a volte retorico. Certo Ranieri è interprete sempre sommo, che sa cantar recitando il che è quasi un unicum, almeno da noi; e appunto gli arrangiamenti sono belli, fondati su idee notevoli e una certa teatralità appunto molto sospesa, rarefatta. È che l’accostamento delle melodie agli arrangiamenti a volte sembra al limite, quasi le due faccende procedessero su binari paralleli senza incontrarsi, con la voce dell’interprete un po’ indifesa a cavallo di due mondi. Tanto che taluni brani del passato, d’acchito, paiono quasi squinternati posti così come sono, testi compresi, in atmosfere tanto estranee alle loro caratteristiche – ed a certi loro limiti – di partenza. Anche il pezzo inedito di Aznavour, inevitabilmente classica chanson alla francese, forse meritava un lavoro più somigliante all’anima della composizione. Certo però si tratta dell’ennesima sfida di Massimo Ranieri, una sfida coraggiosa e “alta” condivisa con Vannelli; e avendolo incontrato per parlarne diffusamente ci piace regalarvi per ogni brano un commento specifico, molto spesso se non sempre anche con le parole di Ranieri stesso a corredo. In fondo, si tratta della rentrée attesa da tempo di un punto fermo della nostra canzone migliore.

Massimo Ranieri
Massimo Ranieri (foto di Elena Torre)

Tutte le canzoni dell’album

“Quando l’amore diventa poesia”
Brano del ’69 che Ranieri teatralizza da grandissimo qual è, e Vannelli spettacolarizza tra funk e jazz, anche un po’ rockeggiando, con fiati ed elettronica. Sottolinea Massimo: “Fu il mio secondo Sanremo, e l’unica volta nella mia carriera che ho cantato liriche di Mogol. Però almeno posso dire di averlo fatto anch’io!”.

“Immagina”
Brano del ’75, già in partenza screziato ed adulto, cui qui giovano molto i suoni moderni e ovviamente l’oggi conclamato spessore attorale di Massimo.

“Ti ruberei”
Incisa nel ’72, è forse l’unico pezzo del CD in cui Vannelli tiene un registro classico, molto sobrio, rendendolo elegantissimo e quasi struggente. Racconta Massimo: “La volevo presentare all’allora famosissima Gondola d’Oro di Venezia, un Festival secondo solo a Sanremo a quell’epoca. Però non potei farlo, avendo terminato il militare da poco: perché una regola di allora era che in quella condizione non si poteva apparire in TV prima di tre mesi… E questo divieto mi è rimasto in gola, fino a ora”.

“Via del Conservatorio”
Dava il titolo all’omonimo LP del 1971, ed è un bel pezzo: che Vannelli muove tra eco folk e contrappunti elettrici. Per Massimo un altro brano sfortunato, cui però lega un aneddoto curioso. “Ero al bar dell’International Recording dove stavano lavorando al missaggio del pezzo, e il barista mi dice che Luchino Visconti, il grande regista, mi vuole conoscere. A me sudavano le mani… Lui mi disse che era un mio grande ammiratore, e saputo che stavo incidendo un brano per Sanremo mi chiese con grande pudore se poteva ascoltarlo. Corsi in sala, lo dissi agli autori e mi mandarono affanculo… “Sì, Luchino Visconti, figuriamoci…” Poi si convinsero che era vero e in fretta e furia prepararono un pre-missaggio. Visconti rimase ad ascoltare sulla porta, non voleva disturbare, infine mi disse che era una canzone molto particolare per un pubblico popolare e che avrebbe avuto fortuna; poi ringraziò tutti e se ne andò. …Chiedendo scusa del disturbo”.

“La casa di mille piani”
Primo inedito del CD, di cui Ranieri segnala il “testo bellissimo del giovane Ilacqua”. È un easy listening jazzato, ma francamente non un gran pezzo.

“Cronaca di un amore”
Datato 1971, è forse l’episodio del disco dove più si avverte scollamento fra intenzioni ed esiti degli arrangiamenti, perché suona davvero squinternata, questa melodia classicissima al limite dell’ovvio con suoni e colori tanto astratti e moderni. Qui l’osare coraggioso diventa un bel pasticcio, a essere precisi.

“Un tango per me”
Secondo inedito in scaletta, e non eccelso tanto quanto il primo. Anche se, sottolinea Massimo, “Gino l’ha costruita per me in America, mirando a un Ranieri più intimista, alla Bécaud”. Chissà: magari necessita di tanti ascolti per prendere l’anima, probabilmente dal vivo suonerà ben più incisiva.

“Per una donna”
Canzone del ’75, in cui le idee di Vannelli a tratti ispessiscono a tratti spiazzano. Ma l’insieme è comunque di grande suggestione, e soprattutto qui l’artista nordamericano riesce in una faccenda importante: toglie ogni retorica a un pezzo nato in un mondo musicalmente “anche” retorico.

Massimo Ranieri Massimo Ranieri foto di Elena Torre
Massimo Ranieri (foto di Elena Torre)

“Una favola d’amore”
Inedito numero tre, swingato e solare anche se pure questo non convince appieno – come canzone proprio, ché suoni e voce sono notevoli. Ranieri: “Anche questa è di Gino, sempre per spronarmi a provare nuove strade. È stato curioso riceverne il demo, cantato da un suo assistente, con il testo come allegato a latere”.

“Mia ragione”
Inedito numero quattro, elegante, a tratti poetica, forse un po’ “difficile” e infatti la ricordiamo piuttosto caduta nel vuoto, in un Sanremo il cui vuoto pneumatico aveva, però, un andamento d’impatto ben diverso e molto più ovvio. Sembrava qualcosa catapultato all’Ariston da un altro secolo… “Io l’ho voluta incidere sin dal primo ascolto” dice però Massimo. “E Amadeus la voleva in gara, cosa che ho rifiutato perché ritengo che oggi Sanremo sia per altre generazioni, io sono “vecchio” (e in generale molto più bravo della media dei cantanti di queste altre generazioni, aggiungiamo noi, che sfigurerebbero penosamente, Nda). Ora la considero una delle “mie” canzoni, come “Vent’anni” mi fotografava agli esordi “Mia ragione” dice di me adesso, che rifletto sul senso dell’amare su versi bellissimi, alla Prévert”.

“Piangi piangi ragazzo”
Scritta dal grande Giancarlo Bigazzi, come i successi del primo Ranieri e la maggior parte dei pezzi qui recuperati, è del 1970. Ed è un brano mosso, intrigante. Con però, in questa versione, la voce sospesa nel nulla.

“L’amore è un attimo”
Di Bigazzi-Savio e del Maestro Polito, “la mia magnifica squadra di allora” dice Ranieri, il brano arrivò quinto all’Eurofestival del 1971. E qui rinasce, dolente, teatrale, misuratissimo, in una parola splendido.

“È diventato amore”
Il testo è di Tony Del Monaco, un eccellente cantante che non ebbe fortuna e morì anche piuttosto giovane; del 1970, parte nella sua nuova veste in modo astratto, poi sfocia nel rock convincendo di più. In sé è un più che valido brano tradizionale.

“Sogno d’amore”
Sempre del 1970, è un buon pop melodico che una volta tanto Vannelli non trasforma ma asseconda, ottenendo un risultato più che discreto.

“Le braccia dell’amore”
Siamo ancora nel ’70, ed è un pezzo strano, almeno nella rilettura di Vannelli tra reggae ed easy listening; l’esito ha un piglio comunque molto lieve e sanamente elettronico.

“Quando il sogno diventa inutile”
Inedito numero cinque, è il brano di Aznavour: il cui testo italiano è stato poi firmato da Gianni Togni. Canzone cupa e intensa, di gran classe, che però a nostro avviso meritava maggior rispetto dei propri colori di base: almeno lei, visto l’autore. “Per me Aznavour era il maestro” dice Massimo. “Mi sono sempre ispirato a lui, e ancora oggi sul palco penso a come si muoverebbe lui. Il brano me l’ha regalato l’ultima volta che l’ho visto, nella sua casa in Costa Azzurra; me lo fece sentire e, visto che mi piaceva, proprio me lo donò. Soprattutto, Aznavour come Strehler mi ha insegnato a stare coi piedi per terra, a curare ogni dettaglio del mestiere d’artista”.

“Siamo uguali”
Ultimo brano del disco e ultimo inedito. In realtà però non è un inedito assoluto ma un inedito per Ranieri: è la versione in italiano del brano di Vannelli “We Are Brothers”, cantata in duetto da Massimo e Gino. Ed è un pezzo che ha un bel crescendo musicale d’impatto, sprazzi testuali (originali e in italiano) notevoli, ben sostenuto da un arrangiamento lieve e però, forse inevitabilmente giacché l’arrangiatore è pure colui che l’ha scritto, molto più inquadrato degli altri del CD rispetto alle caratteristiche di base dello spartito originale.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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