In libreria “Il materiale fragile” di Alessandro Agostinelli

    “Il materiale fragile” è la nuova raccolta di poemi dello scrittore Alessandro Agostinelli.
    È un libro importante, di un autore pienamente riconosciuto in questi anni Duemila, con tre precedenti raccolte, un libro parodico sui sonetti della tradizione letteraria a tema pandemia e un’antologia uscita pochi anni fa in Spagna.
    Il poeta toscano ha partecipato a tutte le manifestazioni poetiche più conosciute in Italia, Spagna, Portogallo e Germania; dirige la collana “Poesia Edizioni ETS” e negli anni ha tracciato il percorso della poesia contemporanea con alcuni approfondimenti pubblicati su L’Unità, il Verri, Stilos, L’Espresso. Ultimamente ha tenuto una conferenza sulla poesia italiana contemporanea all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.

    In libreria “Il materiale fragile” di Alessandro Agostinelli

    La scrittura poetica di Agostinelli ha qualche radice nel neo-lirismo, ma se ne distanzia precocemente, presentando echi di una forza generativa e quasi epica con una grande attenzione alla poesia americana degli ultimi due decenni del Novecento, soprattutto all’energia dei versi di Oppen e Hamill. Quindi la sua voce è fortemente musicale, poiché affonda nella tradizione lirica italiana e unisce a questa tratti di essential spontaneous poetic americana.

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    Un altro elemento è l’atteggiamento filosofico della sua poesia, una sorta di interpellazione continua alla coscienza e alle cose del Mondo, come scrisse Roberto Carifi a fine anni Novanta, che coglieva nella poetica di Agostinelli “…un disegno linguistico esatto e nitido, privo di ridondanze, dove le parole sono immediatamente pensieri che si fermano sul senso plurale e complesso del reale». O come seppe intuire il critico Alberto Casadei scrivendo: “Non è certo il neoermetismo a interessare Agostinelli, bensì la liricità come via privilegiata di contatto, questa volta con il passato, attraverso ricordi e
    impressioni che devono condurre non a un intimismo compiaciuto ma a un netto riconoscimento della necessità di misurare se stessi e il Mondo […] che è in fondo il vero obiettivo di ogni percorso poetico integrale…”.

    La poetica di Agostinelli cerca dunque di portare il verso lirico italiano definitivamente fuori dal Novecento. E in questo senso Il Materiale Fragile si può intendere come un momento fondativo di questa nuova tendenza poetica, di cui l’autore è fortemente consapevole.

    Questo nuovo libro presenta quattro sezioni i cui temi sono legati all’impazienza, al viaggio, alla morte e al senso dell’esistenza. Nella nota critica in fondo al volume, il critico e docente di Letteratura Italiana Salvatore Ritrovato parla di “un poeta libero di confrontarsi con una tradizione che ha moltiplicato i suoi paradigmi” e che ha “la cifra stilistica di un esistenzialismo vigile e divagante nello stesso tempo”. Nelle nuove poesie di Agostinelli il critico urbinate trova anche il forte interesse verso la città, spesso cantata in questo libro; città che diventa un luogo e un ausilio umano di coscienza, memoria e oblio. Una città spesso scambio con l’altro, ma anche città di oggetti più forti del soggetto: Agostinelli canta l’essere umano nella sua dimensione di osservatore meditabondo, di essere umano come parte del sistema naturale e non di colui che agisce per scopi. Le poesie di questo ultimo libro sono l’isola esistenziale di un io che scrive di sé e
    dei luoghi che lo percorrono.

    Estratti da testi di critici letterari che hanno scritto sulla poesia di Alessandro Agostinelli: […] Agostinelli è un poeta raffinato e profondo, capace di un disegno linguistico esatto e nitido, privo di ridondanze, dove le parole sono immediatamente pensieri che si fermano sul senso plurale e complesso del reale. […] Agostinelli sa che la parola poetica è un appello, chiama le cose affinché vengano al mondo nella libertà del loro essere, finalmente affrancate da qualunque “manipolazione strumentale”. Questa è la sfida della poesia, quella che Agostinelli definisce la sua “insolenza”. Ma la poesia è anche domanda, inseguire il senso del mondo senza la pretesa di possederlo una volta per tutte (forse Agostinelli è consapevole, come Wittgenstein, che “il senso del mondo” deve essere fuori di esso”). Roberto Carifi (rivista Poesia, 1998) […] l’elemento della sorpresa in Agostinelli – diciamolo subito – non ha mai a che vedere col trucco che abbaglia; no: Agostinelli fin dalle sue prime poesie ha imparato a meraviglia la lezione montaliana; non cerca mai la parola “splendente”; le sue metafore non abbelliscono il mondo, giocano spesso al degrado e per di più tante volte si reggono su trabocchetti sintattici che più che abbaglio producono in noi scomodità. […]

    Sotto la novità di questa lingua troviamo diversi registri: un mondo poetico a volte intimista, a volte esistenziale (si veda l’acuta percezione del tempo), a volte persino civico. Registri comuni a tutta la poesia moderna, ma qui rinvigoriti con nuove immagini e peculiari apporti sintattici. C’è tuttavia uno spirito che attraversa tutte le pagine di Numeri e Parole, e che può definire questa raccolta poetica come il tentativo di riscattare e ricordare all’uomo contemporaneo e a se stessi
    quel poco che di poetico c’è stato, o è rimasto in noi, quella parte d’innocenza senza la quale non esiste più la capacità di meraviglia. Carlos Ansò (Il Tirreno, 1998).

    Leggi anche il nostro precedente articolo sul libro di Alessandro Agostinelli dedicato a Leonardo!

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