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Ripensare le nostre città, adattarle al cambiamento climatico

Ripensare le nostre città, adattarle al cambiamento climatico, favorire la loro ri-naturazione per contribuire al raffrescamento e alla purificazione dell’aria e ridare spazio al suolo. Riprogettare in verde quello che ora è “grigio”. Questo l’obiettivo del “Censimento di idee per decementificare le nostre città”, realizzato dal WWF Italia in occasione di Urban Nature 2021– la festa della natura in città che domenica 10 ottobre torna in tutta Italia, con l’evento centrale all’Orto Botanico della capitale- e a pochi giorni dalla COP15 sulla biodiversità di Kunming.

Ripensare le nostre città, adattarle al cambiamento climatico

Un focus sui 24 maggiori centri urbani italiani (aree metropolitane* e capoluoghi di Regione e delle due Province autonome) sui quali sono state raccolte -grazie alla segnalazione della rete WWF e dei comitati locali- 50 schede con altrettante segnalazioni e proposte. Segnalazioni che illustrano minacce e opportunità da seguire. Proposte che hanno identificato spazi grandi e più piccoli da poter riqualificare, rinaturare e recuperare, attraverso semplici interventi di sostituzione dell’asfalto con materiali permeabili o azioni a più ampia scala di recupero di parchi, giardini, corsi d’acqua o la riqualificazione ecologica di aree degradate.

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4 mosse per una città nature positive

Sono 4 i principali filoni di intervento emersi dal censimento, che le città devono seguire per diventare “Nature Positive”

  1. Sistematizzare le informazioni sulla Vulnerabilità Climatica delle aree naturali e artificiali;
  2. Dare vita ad una Nuova Generazione di Piani urbanistici che puntino allo stop al consumo del suolo e alla riconfigurazione ecologica della città contemporanea, resiliente ai cambiamenti climatici;
  3. Puntare sul Governo Condiviso del Territorio, basato su un più stretto coordinamento e integrazione tra i diversi livelli istituzionali (nazionale, regionale e comunale);
  4. Orientare tutte le risorse disponibili da varie fonti per redigere e realizzare Piani di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (utilizzando anche le risorse messe a disposizione dal MiTE per le 14 Città metropolitane e per i progetti pilota nei centri minori).

Le segnalazioni: minacce e opportunità

Alcune delle aree interessate dal censimento hanno segnalato vere e proprie minacce incombenti.

A Bologna il WWF rilancia la battaglia storica del Comitato “Rigenerazione, no speculazione” per salvare l’area verde pubblica di 27 ettari di Prati di Caprara, minacciata dalla cementificazione. Nell’area metropolitana di Milano, mentre a Melegnano la grande area San Carlo (circa 21,5 ettari, parzialmente edificata) dove è sorto un bosco spontaneo, è minacciata da un nuovo insediamento industriale e logistico; a Paullo c’è necessità di mantenere l’area verde di 4 ettari e la zona umida che danno respiro al quartiere di San Pedrino. A Venezia- Mestre il WWF chiede che venga abbandonato il progetto della strada che correrebbe parallela alla esistente tangenziale tra Gazzera e Ciprissina, asfaltando un’area verde agricola di 3 ettari, entro la quale scorre il paleoalveo del Rio Cimetto (scampato anche alle rettifiche della Serenissima).

Dal censimento, però, sono emerse anche alcune opportunità, legate ad esperienze specifiche sui territori. Un esempio nella rinaturazione dell’aiuola pubblica di Campo San Giacomo a Venezia, che l’associazione About propone di replicare in altre aree della città. A Firenze la Piccola Scuola dell’Isolotto propone un’attività di orticoltura didattica partecipativa in un’area agricola di 2mila metri quadrati nel rione dell’Isolotto. A Perugia si segnala la proposta di riqualificazione a fini educativi del giardino abbandonato di via Pinturicchio, in uso alla scuola media Ugo Foscolo. Esempio lodevole anche a Roma, dove la start up Ridaje favorisce l’integrazione dei senzatetto e delle persone più vulnerabili, dando loro la possibilità di formarsi e lavorare come giardinieri urbani per la riqualificazione del verde pubblico e delle aree abbandonate della capitale.

Le proposte più significative

Parchi e le aree verdi

Molte delle proposte sono rivolte all’istituzione di parchi urbani, alla tutela di aree naturalistiche di pregio o di sistemi di aree verdi. Per prima quella del Parco urbano di Villa Turrisi, uno dei lembi residui della Conca d’Oro nel settore sud-occidentale di Palermo e degli altri interventi, con proposte di rinaturazione in prossimità dei canali artificiali Borsellino e Passo di Rigano e di aree private limitrofe (la proposta arriva da Associazione Parco Turrisi, FIAB, Italia Nostra e WWF). A Messina si chiede di salvare dalla pressione edificatoria la Laguna di capo Peloro, area pluri-tutelata dall’Europa e Riserva Naturale Orientata. Mentre nell’area metropolitana di Reggio Calabria si propongono interventi di rinaturazione e la realizzazione di zone umide e stagni nell’area di 29,5 ettari di Saline Ioniche, nel territorio del comune di Montebello. Da citare a L’Aquila la richiesta di rinaturazione della Pineta di Monteluco (300 ettari), il polmone verde degli aquilani nella frazione di Poggio di Roio. Interventi simili proposti anche a Roma, mentre a Campobasso emerge la richiesta di un sistema di aree verdi, per complessivi 40 ettari, che interconnetta i parchi urbani.

Fiumi

La decementificazione riguarda anche i nostri fiumi come confermano le proposte che arrivano da un capo all’altro del Paese. A Palermo, ad esempio, AIPIN chiede la pianificazione di interventi di rinaturazione per favorire l’intercettazione, la raccolta, il flusso e la depurazione delle acque nell’area dove scorre il fiume Oreto. A Trento, il WWF chiede interventi di rinaturazione, la creazione di stagni e zone umide e di aree alberate filtranti nella zona di San Lorenzo, nel tratto urbano del corso del fiume Adige, trasformato in un canale artificiale.

Quartieri e aree ex agricole o ex industriali

Fra le proposte ci sono anche interventi nei quartieri o nelle aree densamente edificate che hanno bisogno di far “respirare” meglio il territorio e i suoi abitanti. Un esempio è l’area verde degradata di circa 6 ettari, tra via San Donnino e via Campania a Firenze, dove c’è bisogno di un intervento di riqualificazione del verde e del piccolo lago dove si possono vedere specie come il Tritone punteggiato, il Rospo smeraldino e la Raganella italica. Altrettanto prezioso la proposta per la tutela degli 8mila metri quadrati di aree verdi nel quartiere popolare del Rione Traiano a Napoli. C’è attenzione anche per la tutela di aree ex agricole o il recupero di aree ex industriali. Fra quelle agricole, nel territorio di San Donato Milanese il WWF propone un intervento di recupero del patrimonio arboreo e della Cascina di San Francesco dell’Accesso, ex area agricola di 30 ettari di proprietà privata, destinata all’espansione urbana e a Bari, sempre il WWF chiede di salvare l’area di 10 ettari della Masseria De Tullio ove sorge un edificio del 1500 con frantoio ipogeo e cappella. Fra quelle ex industriali, a Milano il comitato “La Goccia” chiede la salvaguardia del bosco e egli edifici di archeologia industriale nell’area di 42 atteri dei Gasometri della Bovisa; a San Giorgio a Cremano, nell’area metropolitana di Napoli, l’associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale (ASOIM) chiede di rinaturare l’ex area industriale, di proprietà privata di 1,7 ettari a via Botteghelle.

De-asfaltatura e permeabilizzazione

Dal censimento emerge infine attenzione alla de-asfaltatura e permeabilizzazione di parcheggi, rotatorie e, persino marciapiedi. Proposte di questo tipo sono arrivate da Aosta, Bolzano, Cagliari, Torino, Potenza e Trieste.

QUI la scheda per approfondire le segnalazioni e le richieste emerse dal censimento del WWF Italia 

*Le 14 città metropolitane sono: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia.

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