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Mina ritorna con un doppio CD digipack e vinile

Su doppio CD digipack, e su doppio vinile, torna alla ribalta l’immensa Mina nell’anno del suo ottantesimo genetliaco. E lo fa con un progetto insieme già visto e nuovissimo, ovvero appunto un doppio album che mesce brani scritti per lei e cover di grandi successi altrui -come Mina usava fare soprattutto fra anni Ottanta e Novanta-, e però oggi pensato con una prospettiva inedita, filologica, oseremmo scrivere culturale.

Dunque conviene partire da qui, per parlare di questo “Italian Songbook” diviso negli album “Cassiopea” (copertina blu, distribuzione Sony, inedito assoluto per Mina “Un tempo piccolo” di Califano) e “Orione” (copertina rossa, distribuzione Warner, inedito assoluto per Mina “Nel cielo dei bars” del grandissimo Fred Buscaglione). Perché “Cassiopea” e “Orione”, fra l’altro prima assoluta in Italia d’un disco distribuito contemporaneamente dalle major massime rivali fra loro nella scena odierna, è solo il primo “Italian Songbook” che Mina ha in mente: per risistemare e storicizzare il proprio amplissimo catalogo ormai però da tempo per lo più introvabile, a livello fisico.

Grafica Divina

Il portato cultural-artistico dell’esigenza di Mina da cui sono nati questi due nuovi album lo spiega bene Massimiliano Pani, che dell’artista è il figlio ma anche ormai uno storico, decisivo collaboratore musicale. “Mina è ancora contemporanea”, sottolinea Pani, “Tanto che una nota azienda ha scelto lei come voce di spot che parlano ai ragazzini. Ed è quindi un peccato che tante cose da lei fatte, dentro un percorso inedito per l’Italia e orgogliosamente indipendente, non si possano più ascoltare. Quindi Mina ha voluto fortemente iniziare un progetto di riordino e recupero del repertorio, che prevedrà nel tempo altri sei “Italian Songbook”, anche coi brani dei suoi primissimi anni alla Ri-Fi Records, nonché dei “Songbook” dedicati a materiale non italiano, dalla Bossa Nova agli standard del jazz a stelle e strisce. Questi “best of”, di cui “Cassiopea” ed “Orione” sono solo il primo esempio, sono e saranno pensati sempre da lei: che ha scelto e sceglierà per le scalette suoi successi, sue storiche cover, perle che a suo avviso andavano rimesse in luce e anche brani che non solo meritavano a suo giudizio d’essere rimasterizzati e rimessi in circolo, in alcuni casi sono brani che riteneva doveroso “riaprire” e risuonare o ritoccare, togliendo loro orpelli sonori andati fuori moda”.

Il fatto, spiega Pani, è che “Mina è un po’ matta: lei preferisce fare quanto le piace al seguire marketing, soldi o successo. Ascolta tantissima musica, quando sente il bello se lo ricorda nel tempo -per questo ha tirato fuori dal cilindro il pezzo di Buscaglione- e nei suoi dischi esprime sé stessa. Una donna che è molto lontana dall’icona di Mina, che lei rifiuta e da cui si è distaccata ormai da decenni: puntando a un pop nuovo e diverso da quello che aveva conosciuto nei primi anni di carriera”. Mina, insomma, come “direttore artistico di altissimo livello e soprattutto di sé stessa”, sottolinea Pani: che ora vuole tenere viva la propria opera, anche ritoccandola oltre che ampliandola qua e là, mettendo in cantiere addirittura -a ottant’anni…- un lungo progetto di ricatalogazione del suo sterminato canzoniere/songbook. Per ora, partendo da quello di lingua e cultura musicale italiane.

Sin qui dunque il senso del progetto, che fa sì che per il suo primo “Italian Songbook” Mina in “Cassiopea” abbia voluto rimasterizzare 14 brani tratti da suoi album dal 1979 al 2018, di cui uno (“Canzoni stonate”) è proprio risuonato, abbinandovi l’inedito “Un tempo piccolo”; e in “Orione” abbia invece rimasterizzato altri 14 pezzi da album dal 1975 al 2014, ben quattro risuonandoli o ritoccandoli come in futuro sarà diktat, giura Pani (“Almeno tu nell’universo”, “Il cielo in una stanza”, “Io domani” e “Una lunga storia d’amore”), e aggiungendovi d’inedito “Nel cielo dei bars”.

Al di là però dell’importanza di tenere vivo e storicizzare ulteriormente un percorso d’interprete senz’altro di altissimo profilo, come possiamo giudicare le scelte fatte per questa rentrée minesca ai doppi album? In realtà, esattamente come abbiamo giudicato i suoi stessi doppi album usciti fra anni Ottanta e Novanta, contenenti un alternarsi senza posa di capolavori e bizzarrie, sfide vinte ed eccessi fastidiosi, scelte di gusto, coraggio e peso e brani velleitari (se non proprio orrendi) che avrebbero potuto rimanere nell’ombra, arrangiamenti di gran classe e stravolgimenti insensati. Il punto è che Mina, sempre e se Pani ci consente, in fondo, più da artista vera che non da “matta”, segue soltanto l’istinto. Canta ciò che la prende, lo canta da jazzista buona la prima, non vuole paletti di sorta, non le importa affatto di fornire di sé un’immagine artistica omogenea, o di arrivare a un canzoniere coerente. Quello che Pani definisce il suo privilegiare un “istinto squisitamente personale”, così, la fa passare anche in questo “Italian Songbook” coi suoi recuperi, come nei dischi di trent’anni e passa fa con le loro proposte, dalle vette agli abissi, senza soluzione di continuità o quasi; e sottolinea la sua grandezza confermandone però anche la stravaganza.

Il bello di “Cassiopea” e “Orione” sta in due inediti davvero ben realizzati: “Un tempo piccolo” è un brano splendido, di suggestiva grana poetica, ed a “Nel cielo dei bars” Mina regala jazz e spleen in una versione d’immensa classe. Poi colpisce pure che, alla fin fine, più e meno nei due dischi vette e disastri si equilibrino: forse “Cassiopea” ha meno disastri al suo interno, in compenso “Orione” ha di certo più vette.
Partiamo dai primi, dagli scivoloni: un mix fra “Oro” di Mango e “La canzone del sole” che non convince, la melodia ormai sorpassatissima di “Con te sarà diverso”, un’impresentabile e trash “Portati via”, una “Parlami d’amore Mariù” lentissima ed estenuante, una “Amara terra mia” palesemente non capita nel suo senso profondo, una terrificante “Ricominciamo” (ma che bisogno ha, Mina, di cantare certe cose e di cantarle gridando? Non lo capiremo mai) e una distruzione di quella “Il cielo in una stanza” che proprio Mina, rese immortale. Ma non certo in questa revisione del 1988, ora ulteriormente revisionata e comunque decisamente peggiorata: non poco.

Poi però ci sono le vette. I capolavori dell’interprete (e degli arrangiatori, e dei musicisti) e le perle figlie del coraggio di Mina d’incidere inediti di peso, una volta verificatane la qualità. Fra i primi spiccano “Vento nel vento”, “I migliori anni della nostra vita”, “Canzoni stonate”, “Fortissimo” (questa riletta con allure vocale da brividi), “Oggi sono io”, “Almeno tu nell’universo” e una spiazzante, sublime rilettura di “Va bene, va bene così” di Vasco. Fra le seconde segnaliamo la bella riscoperta di “Anche un uomo” di Alberto Testa del ’79, la superlativa prova di classe del compianto Giorgio Faletti in “Compagna di viaggio”, la sempre somma qualità compositiva di Maurizio Fabrizio per “L’uomo dell’autunno”, la delicata e anomala “Questa canzone” di Paolo Limiti, la garbata ed elegante “La sola ballerina che tu avrai” del nipote di Mina, Axel. Senza dimenticare, poi, la presenza in “Orione” d’una sempre graffiante, all’avanguardia, abrasiva “L’importante è finire”, che certo ci volle coraggio per incidere nel 1975 e che conferma che Mina, quando l’istinto la porta a fare… la Mina, rimane inarrivabile.

Nonché giustamente da storicizzare, testimoniare, riportare in luce: forse, chissà, anche nel suo lato B così volutamente provocatorio, e a tratti tanto sgangherato. Perché coi grandissimi, si sa, gli eccessi sono comunque all’ordine del giorno: dunque, o prendere o lasciare. E con Mina, tutto sommato, sempre meglio prendere…

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Foto: PDU/MAURO BALLETTI

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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