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Teresa Lussone presenta “Tempesta in giugno”

In libreria per Adelphi Tempesta in giugno di Irène Némirovsky in un’inedita versione curata da Teresa Lussone che abbiamo intervistato per immergerci in questa preziosa operazione editoriale.

L’intervista

Una nuova versione del primo movimento di “Suite Francese” più breve ma più ricca: come possibile?

Grafica Divina

Nel maggio 1940 Irène Némirovsky lascia Parigi e si trasferisce con la famiglia in un villaggio della Francia centrale. Qui comincia a scrivere Suite francese, che secondo il progetto iniziale sarebbe dovuto essere composto da cinque parti o movimenti: Tempesta in giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie, La Pace. Redige una prima stesura – trasmessa da un manoscritto – di Tempesta in giugno e Dolce. In seguito intraprende una revisione del testo che dà luogo a una vera e propria riscrittura che si interrompe alla fine della prima parte del romanzo, Tempesta in giugno, di cui esistono quindi due versioni. Questa versione ulteriore della prima parte dell’opera è trasmessa da un dattiloscritto battuto a macchina dal marito Michel Epstein e corretto a mano da Irène Némirovsky. Quest’ultima versione è un racconto più denso (ma anche più intenso!) della fuga da Parigi nel 1940, quando i tedeschi sono alle porte della città e i francesi sono costretti a scappare.

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Tempesta in giugno
Tempesta in giugno

Teresa Lussone perché questa versione è rimasta nascosta per così tanto tempo?

Nel 2004, al momento della pubblicazione del romanzo, Denise Epstein, la figlia di Némirovsky, ha dovuto scegliere tra le due versioni del romanzo, quella del manoscritto e quella del dattiloscritto. Allora sarebbe stato impensabile pubblicare le due versioni dell’opera. Oggi questa pubblicazione ha valore da più punti di vista. In primo luogo si tratta della prosecuzione, grazie a Nicolas Dauplé, nipote di Irène Némirovsky, del lavoro di riscoperta della scrittrice che era stato avviato da Denise Epstein. In secondo luogo questa edizione è certamente il segno della consacrazione di Némirovsky come grande scrittrice: di quali opere possiamo leggere una seconda versione, se non dei più grandi capolavori? Infine, questa pubblicazione si inserisce in un rinnovato interesse per la filologia molto forte in questo periodo (basti pensare alla pubblicazione degli inediti di Proust e Céline…). Insomma, così come nel 2004 era arrivato il tempo di Irène Némirovsky, oggi è arrivato il tempo di questa nuova versione.

Cosa dà in più ai lettori?

È certamente una testimonianza molto toccante degli ultimi mesi di lavoro di Irène Némirovsky. La scrittrice riflette moltissimo sul suo stile, su come rappresentare un paese travolto degli eventi in modo sempre più evidente. Alcune vicende cambiano completamente. Il lettore che ha amato la prima versione di Suite francese sarà curioso di scoprire il differente destino che ora viene assegnato ad alcuni personaggi.

Quali le difficoltà e le soddisfazioni per te per questo lavoro?

Quando si pubblica un romanzo postumo si avverte il peso della responsabilità di ridare voce a una scrittrice. Inevitabilmente ci si chiede se sia o no la scelta giusta. Nel mio caso questo senso di responsabilità era agevolato dal fatto che a volere questa edizione sono stati Nicolas Dauplé, nipote di Némirovsky e Olivier Philipponat, biografo di Némirovsky, curatore delle opere complete e anche detentore dei diritti morali della scrittrice. Sono molto grata a entrambi.
Alcuni lettori mi hanno ringraziata per aver dato loro un nuovo testo di Némirovsky da leggere. Questo testo è stato accolto dai lettori più fedeli di Némirovsky come un regalo. Non me lo sarei mai aspettata, è stato molto emozionante.

C’è un personaggio che somiglia Némirovsky?

Mme Michaud: a un certo punto si parla de suo “lato dickensiano”, ovvero della sua capacità di ridere e provare pietà per gli altri. In fondo è quello che Némirovsky fa con il suo ultimo romanzo: da un lato il narratore mostra i lati comici o grotteschi dei suoi personaggi – in Tempesta in giugno si ride spesso – dall’altro questo medesimo narratore sembra provare pietà per questa umanità frastornata dall’esodo e dalla guerra, incapace di comprendere la portata generale degli eventi.

Intervista di: Elena Torre

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