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Il corpo della donna come campo di battaglia a Todi

Debutta in prima nazionale il 27 agosto al Teatro Comunale di Todi, in apertura della XXXVI edizione del Todi Festival, Il corpo della donna come campo di battaglia di Matëi Vişniec, con Marianella Bargilli e Annalisa Canfora dirette da Alessio Pizzech.

Il corpo della donna come campo di battaglia

Marianella Bargilli e Annalisa Canfora tornano insieme in scena in uno spettacolo importante, difficile, profondo sull’orrore e lo strazio della guerra – di ogni guerra – sulla nevrosi dell’uomo occidentale, sulle donne ancora troppo spesso segnate da un destino tragico di sopraffazione del maschio. Sullo sfondo la guerra in Bosnia protagoniste sono due donne, una psicologa americana (Marianella Bargilli) e una donna bosniaca vittima di uno stupro di guerra (Annalisa Canfora).

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Annalisa Canfora

Matëi Vişniec, uno dei maggiori drammaturghi europei, racconta con intelligenza, poesia e acume gli effetti devastanti della guerra, di ogni guerra. Perchè se le armi fanno paura sempre, l’arma più feroce – e spesso più efficace per distruggere gli individui e la collettività – per annientare un popolo, sono proprio le violenze fisiche sulle donne. E la donna diventa un campo di battaglia. Il più atroce.

La regia punta a mettere a fuoco l’essenzialità della relazione fra le due donne, dando forza al racconto, alla parola che testimonia il tempo presente e ne mette in luce le contraddizioni.
Un’occasione per esplorare il rapporto tra “maschile” e “femminile”, troppo spesso fragile e sbilanciato, che la guerra evidenzia e mette in luce senza infingimenti.Cosa c’è del rapporto serva/padrone che si estrinseca nell’atto dello stupro? Che cosa si rivela in esso?

E ancora… Quali sono quei conflitti che oggi urgono dentro di noi nella domanda: che cosa è l’Europa? Che cosa sta alla base della nostra costruzione europea? Quali sono i valori che ci legano e possono rappresentare il centro attorno a cui costruire un nuovo umanesimo?

La donna come campo di battaglia è uno spettacolo sul nostro tempo. Urgente, attuale, e ora – con l’orrore di ciò a cui, attoniti, assistiamo in Ucraina – necessario.
Uno spettacolo per immaginare un’Europa diversa, un mondo diverso, un futuro per i nostri figli e per noi.

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