Roma Noir: tra set cinematografici e passati che uccidono. La prima indagine di Guido Caffè
Con “Piccoli indizi di morte. La prima indagine di Guido Caffè” (Salani, collana Le Stanze), Alessandro Ferranti introduce una nuova e originale voce nel panorama del giallo italiano. L’autore, che vanta un background da attore con collaborazioni con registi di calibro internazionale (da Sorrentino a Moretti), attinge alla sua esperienza personale per regalarci un noir teso e profondamente radicato nell’autentica atmosfera romana.
La trama prende il via su un set cinematografico: il protagonista, Guido Caffè, lavora come comparsa in una scena che riscrive la storia, con l’onorevole Aldo Moro fortunatamente ritrovato vivo in via Caetani.
Questo nuovo lavoro è per Guido un modo per superare un grave trauma personale subito un anno prima. Ma quando Tano Berruti, il celebre attore che interpretava Moro, viene assassinato in un palazzo di Trastevere, la finzione scenica si scontra violentemente con la realtà. Guido si ritrova coinvolto nelle indagini, affiancando il tormentato commissario Esther Palma.
Ciò che rende Guido un personaggio unico e affascinante è il trauma subìto, che sembra avergli lasciato una singolare capacità: la visione di uno strano tatuaggio sulla fronte di alcune persone. Ferranti è abile nell’intrecciare il mistero del delitto con la psicologia dei personaggi e i ricordi che non danno tregua, offrendo al lettore un giallo che non è solo ritmo e indagine, ma anche introspezione e riflessione.
Roma emerge come co-protagonista, una città meno patinata e più vera, fatta di quartieri periferici come Don Bosco/CineCittà, che l’autore descrive con una conoscenza profonda e viscerale. Consigliato a chi cerca un giallo intrigante che sappia anche commuovere e mantenere il lettore incollato alla pagina, Piccoli indizi di morte è l’esordio perfetto di un detective destinato a lasciare il segno.
Elena Torre











