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Intervista a Renato Zero

Renato Zero ha presentato l’album “L’OraZero” in conferenza stampa, in diretta streaming su Zoom, a cui ho partecipato come inviata di DaSapere

La velocità è un virus che ha contagiato anche la musica: in questo tuo album c’è un invito a rallentare?
C’è un distacco abissale nel linguaggio, nelle responsabilità, tra la mia generazione e quella dei giovani. Penso che la musica debba ritrovare questa comunione di intenti fra generazioni e generi musicali.

renato zero presentazione album l'orazero

Il tuo rapporto con le Marche?
Mio padre nacque nelle Marche a Serrapetrona, una frazioncina su una montagna dove fanno la Vernaccia. Mio padre venne al mondo con altri 10 fratelli e quella dimensione pastorale così bella mi è stata trasmessa ed è una meraviglia. Viva le Marche e viva queste mie radici così splendidamente umili!

Grafica Divina

Cosa pensi dei giovani artisti?
Artisti volendo un po’ tutti lo siamo, però il fatto di voler assurgere a questo titolo… Ci vuole un gran lavoro! Ci vuole di perforare queste barriere architettoniche che proprio i discografici hanno creato. Un abuso di questo potere serve solo a far diventare i giovani come marionette.

“Dobbiamo tenere calmi gli impresari, i discografici che vogliono farci diventare dei numeri”

Il tuo rapporto con il pubblico degli stadi?
Ho fatto tanti stadi nei miei tour. Nel tempo sono aumentate la mia miopia e la mia presbiopia. Per me che sono abituato a stalkerizzare il pubblico, preferisco gli spazi dove mi è consentita una comunicazione con la platea più vicina, più in presenza. Le centomila anime si perdono, meglio sempre mantenere la vicinanza. Bisogna non fare troppa strada se si vuole entrare in queste coscienze.

Oggi chi sono gli esclusi?
Domanda molto complessa e molto pericolosa. La diversità oggi è diventata talmente forte ed è talmente numerosa che gode di tanti privilegi, se vogliamo. Io faccio ancora onore alla diversità di cui faccio assolutamente parte. Andiamo avanti così, cerchiamo di sostenere la diversità.

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Questo album è un epilogo?
Questo album attraversa tutta l’umanità. Navigando con queste 19 opportunità – chiamiamole così – mi sono accorto che ognuno di noi sta combattendo una propria guerra. Ognuno di noi ha situazioni da sistemare. Spesso ci si rende conto che il nostro nemico siamo noi stessi. Questa è una considerazione sana che va espressa. Cerco anche io, in questo album, di vincere questa battaglia.

Quanto è importante oggi che il mondo della musica si mobiliti?
Noi dobbiamo essere ancora più uniti e alleati quando con la nostra voce cerchiamo di far comprendere le nostre ragioni. La presenza è importantissima. Anche una piazza muta, senza cartelli e senza bandiere, sarebbe quella la risposta più forte e prorompente. Per fortuna queste canzoni sono la medicina migliore per me per affrontare il pubblico e per affrontare la vita. In questo periodo c’è uno scoramento per cui si fa fatica ad alzarsi la mattina e dire che la vita è bella. Si fa l’arte anche per questa ragione. Ogni artista fa un lavoro di ripristino, di riappacificazione. Io osservo i miei colleghi rapper e mi rendo spesso conto che ci può essere una capacità di non creare compartimenti stagni: siamo una famiglia meravigliosa con questa capacità di affrontare un viaggio. Dobbiamo tenere calmi gli impresari, i discografici che vogliono farci diventare dei numeri. Dobbiamo cercare di non farci sporcare. Renato ce l’ha fatta.

“Oggi mi fa paura l’incomunicabilità: salutarsi con il sorriso, ma non riconoscersi”

C’è una collaborazione in vista con Loredana Berté?
Guarda… Noi abbiamo collaborato talmente tanto che abbiamo finito per litigare! (ride, NdR). Come fra innamorati, la collaborazione troppo stretta va a creare delle stanchezze. Io, Loredana e Mimì eravamo un triangolo che più eclatante di questo non esisterà mai più. È stato un ente assistenziale! Facevamo l’uno per l’altro e portavamo a casa un piatto di minestra. Siamo cresciuti. Loredana adesso l’ho trovata meravigliosamente più calma e riflessiva. Anche un po’ per merito mio, perché quando litigava con qualcuno io andavo lì e dicevo “No, guarda, Loredana è brava, è buona”… Non avendo più questo mio aiuto, penso di aver contribuito a calmarla!

Quale progetto ti piacerebbe realizzare?
Mi piacerebbe mettere le mie riflessioni in un film, anziché in musica. Se riuscissi a fare un film, a raccontare una storia, ecco non mi dispiacerebbe.

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Cosa ti fa veramente paura oggi?
Un tempo avrei decisamente optato per la solitudine, perché è stata per me una cattiva compagna. Andando avanti con gli anni, ho scoperto che la solitudine permette di rivalutare certi errori, crescere con maggiore vigore e decisione. Oggi mi fa paura l’incomunicabilità: salutarsi con il sorriso, ma non riconoscersi.

Qualche errore nella tua carriera?
Ho commesso l’errore di aver anticipato troppo i tempi, fin dall’inizio della mia carriera. Mi rendevo conto che il mio orologio era sempre avanti. Questo ha messo anche in crisi il mio operato, quando sei avanti la gente ti guarda strano, ti senti non perfettamente aderente al tempo. Quando ho cantato la pedofilia la gente diceva che non esisteva la pedofilia. Nell’83 cantai l’epidemia, poi quando è arrivato il Covid e mi fecero notare questa cosa, rimasi scioccato.

“Trasgredire in un mondo di trasgressori non fa né caldo né freddo”

Oggi in cosa ti senti trasgressivo?
Forse in una normalità inattesa, ma comunque presente. Trasgredire in un mondo di trasgressori non fa né caldo né freddo.

L’arte porta la pace?
Certo l’arte fa questo lavoro, ma fa anche molto di più. Per me la pace è una pace che non può essere necessariamente una manifestazione collettiva, noi dobbiamo fare i conti con il quotidiano. Da un pianerottolo all’altro si mandano affanculo, bisogna prendere in considerazione lo stop, fermarsi un attimo e rimescolare le carte. La mia è un pace anche di un abbraccio con la mia musica, i miei collaboratori. Le alleanze sono importanti, servono a sentirsi più padroni della vita.

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Come festeggerai il tuo compleanno?
Con Renato.

Tra i giovani artisti chi apprezzi?
Ultimo, Diodato… Non riesco a dirli tutti… Sono abbastanza ottimista, una fascia di spessore di artisti che vogliono lasciare una traccia di loro stessi esiste. Invece sono diffidente per questo Sanremo, mi sembra che si vada a fare una scelta troppo spericolata nel voler assegnare posti ad artisti in base al quorum ottenuto sui social.

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C’è un brano fra i 19 dell’album che, in fase di registrazione, ti ha messo in difficoltà?
In questo caso sono un po’ deboluccio, sono passionale. Dici: “Come fa uno che si conciava in quel modo a trovare la lacrima?” (ride, NdR). La lacrima mia è una lacrima nostalgica, perché magari in passato tanti cantautori hanno dovuto fare a meno delle orchestre per motivi di economato. Le orchestre lavorano troppo poco, dovrebbero lavorare di più.

Canterai un pezzo con Sal Da Vinci o con Loredana Berté in tour?
Le iscrizioni sono aperte! (ride, NdR) Sono apertissimo alle collaborazioni.

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Cosa pensi dei diversi oggi?
Non bisognerebbe sentirsi diversi, perché se tu hai già in te questa convinzione sei sguarnito. Una persona diversa è diversa perché abbraccia tutta una serie di sfumature. Ho avuto tanti amici nella diversità di tanti generi, un amico nella diversità sprigiona una meravigliosa energia. Ho avuto amici che se ne sono fregati dei loro difetti fisici, quelle persone lì sono quelle più intelligenti, più sensibili.

Ti piacerebbe una collaborazione con Ultimo? Ti piacerebbe che lui scrivesse una canzone per te?
Allora racconto una cosa. Anna, la mamma di Niccolò, è un’amica mia dai tempi dei tempi. Negli anni, si è fidanzata, si è sposata e poi ha fatto tre figli e uno di questi è Ultimo. È come se fosse un nipote acquisito, mi sento parte integrante di quella famiglia. Magari la scrivesse una cosa per me! Però, secondo me, lui ha un po’ soggezione di me.

renato zero copertina l'orazero

NOTA: Le domande dell’intervista sono state raccolte durante la conferenza stampa tra le domande poste dai giornalisti che hanno partecipato.

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