In libreria, per NN Editore, nella collana Le Perenni, “Scrivere, una ragione di vita” di Marguerite Duras. Una collana che, come da intenti, “racconta in prima persona, di vite e corpi, esperienze e ricordi, passioni, desideri e fragilità”. Il libro è una discesa nel cuore dell’atto creativo, un’indagine intima e al tempo stesso militante che rivela la necessità insopprimibile della scrittura che travolge anche l’autrice francese.
Marguerite Duras, con la sua inconfondibile sensibilità, ci guida attraverso un percorso letterario che diviene viaggio esistenziale. Scrivere, per lei, non è un mestiere o un’arte fine a sé stessa, ma un’urgenza, un “urlare senza fare rumore” che nasce dalla solitudine e dal dubbio. È un dialogo incessante con sé stessa e con il mondo circostante. Il volume attraverso cinque testi, è il suo testamento letterario, il luogo in cui ripensa alle ragioni che l’hanno spinta, per tutta la vita, a cercare la parola giusta, quella “necessaria”, legata a doppio filo al vissuto.
Duras esplora i luoghi del suo immaginario: dalla sua casa di Neauphle a un albergo affacciato su Piazza Navona, ogni spazio diventa un rifugio dove la solitudine si popola di storie e personaggi. “Scrivere”, il testo centrale della raccolta, è un’autobiografia frammentata e lucida, in cui l’autrice ripercorre la sua vita di scrittrice, ma anche le esperienze di guerra, la politica e gli amori. Qui, la meditazione sulla morte, sulla “civiltà della guerra” e la ricerca di una purezza anelata si fondono con la sua poetica, fatta di emozione carnale e imprevedibilità. Non è un saggio accademico, ma una confessione, un’indagine sull’anima che, come sottolinea la prefazione di Gaia Manzini, rivela la postura esistenziale che ha dato senso a ogni suo gesto.
“Scrivere, una ragione di vita” offre uno sguardo privilegiato sul processo creativo di una delle figure più importanti del Novecento, celebra il coraggio e la fatica di chi vive per e con le parole. È un libro che incoraggia a esplorare i limiti della propria esperienza e a fare della scrittura quasi un respiro.
Elena Torre











