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Lella Costa in “Otello di precise parole si vive”

Lella Costa in “Otello, di precise parole si vive” Dal 16 al 21 aprile al Teatro Carcano di Milano debutta questo spettacolo teatrale di Lella Costa e Gabriele Vacis. 

La Tragedia Shakespeariana, precisamente quella, così com’è, nonostante quattro secoli trascorsi, in tutta la sua attualità è infatti il mezzo più adatto per parlare di disuguaglianza, di maschilismo, di patriarcato e di femminicidio.E nello spettacolo Lella Costa si misura anche con la metrica rap parodiando il brano “Soldi” di Mahmood.

Grafica Divina

Nulla è cambiato nella trama, a nulla serve, va bene così e a nulla servirebbe cambiare perché è una storia perfetta nel suo genere e così va raccontata, portata in scena come allora perché si adatta tranquillamente ai giorni nostri. Potrebbe essere una notizia di cronaca di  oggi (un lavoratore straniero altamente qualificato, un matrimonio misto, una manipolazione meschina e abilissima, un uso doloso e spregiudicato del linguaggio, un femminicidio con successivo suicidio del colpevole). Questo è il motivo per cui bisogna continuare a raccontare e ascoltare ancora questa storia.

Raccontare l’Otello con Lella Costa significa provare a capire cosa possiamo fare, noi maschi, per emanciparci dall’umiliante condizione di oppressori a cui siamo condannati dalla storia“. Così precisa Gabriele Vacis che di questo spettacolo ha curato anche la regia.

Perché raccontare che Otello soffoca Desdemona per amore è una stupidaggine!! 

Perché oggi dobbiamo imparare che quello non è amore!. NON c’è mai violenza, non c’è sopraffazione nell’amore. Il gesto di Otello deriva da un principio patriarcale e il patriarcato ha radici storiche ben profonde. Pensiamo che perfino i Patriarchi della Bibbia, purtroppo, non trattavano il genere femminile con grande riguardo. È un fenomeno  che va oltre il concetto di maschilismo. È qualcosa di insito, di atavico che si annida nel profondo dell’animo è  una sorta di prigione dalla quale l’uomo non è ancora uscito

Di patriarcato si è parlato molto ultimamente. È una parola obsoleta che è stata più volte ripetuta durante le telecronache relative al caso di Giulia Cecchettin. Una parola non rispolverata dalla stampa ma, credo di non sbagliarmi, pronunciata con legittima rabbia dalla sorella di Gulia (non a caso da una donna), più volte usata per urlare un’ingiustizia e condivisa poi col padre che l’ha usata con lo scopo di liberarci dalla prigione del patriarcato e per questo insultato in quanto uomo. Bene, anche questo fenomeno ha influito nella ripresa di questo spettacolo. È il coraggio di un padre ferito che cerca di trovare le parole adatte a far riflettere.

Ecco perché “Di precise parole si vive” invece,  perchè bisogna trovare le giuste parole che aprano le menti alla giusta comprensione di tutti gli Otelli che nella realtà sono vittime di se stessi non dei vari Iago, ma anche della vera tragedia di Desdemona che rappresenta ciò che nella realtà subiscono ancora tante donne a causa di un principio ingiusto.

È l’obiettivo che si pone questo lavoro teatrale come opera di sensibilizzazione e di riflessione riguardo ad un fenomeno culturale che risale alla notte dei tempi e che ancora non trova soluzione.

È l’invito a riflettere dei nostri due artisti assolutamente da accettare.

Articolo di: Ugo Negrini

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