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Intervista a Francesca Lettieri

Intervista a Francesca Lettieri: alla scoperta della magia del Ballo Pubblico.

In questi giorni è in corso uno straordinario appuntamento con la danza e con la collettività: si tratta del Festival Ballo Pubblico (ai più curiosi suggeriamo un giro su ballopubblico.com), una rassegna per la direzione artistica di Francesca Lettieri che da oltre un decennio, da tredici anni per la precisione, porta la danza nelle piazze, in mezzo alla gente. E che da quest’anno si arricchisce di una sorta di rassegna nella rassegna: Moving Barocco, un progetto speciale MIC 2023-, che indaga il rapporto tra la musica barocca e la danza contemporanea che coinvolge importanti partner come la Wen Wei Dance Society,  Francesco Dillon, la Fondazione Accademia Musicale Chigiana. Perché tutto questo danzare per piazze, per vicoli e portici è anche un grande terreno di incontri e di confronto. Fra le iniziative una residenza artistica che ha visto la compagnia di Francesca Lettieri, Adarte, incontrare la Wen Wei Dance prima in Canada e ora proprio a Poggibonsi. Insomma un profluvio di ritmi e di creatività, di artisti e di pubblico che meritano due chiacchiere con la sua ideatrice, la coreografa Franacesca Lettieri, affascinante artista che ci ha regalato idee e suggestioni foriere di molto entusiasmo.

Grafica Divina
Ballo Pubblico
Ballo Pubblico

Portare la danza in mezzo alla gente: come le è venuta l’idea del Festival Ballo Pubblico

L’idea è stata in realtà molto semplice. Mi è venuta 13 anni fa ma forse anche prima. Perchè se è vero che il Festival è nato nel 2011, già ci eravamo avventurati in sperimentazione molti anni prima, già dal 2006: sono gli anni delle attività al Teatro Verdi di Poggibonsi che ha avuto una bella storia di ricerca e sperimentazione. Già allora avevo iniziato ad usare il parterre del teatro come una sorta di piazza condivisa con il pubblico, anche se al chiuso. Avevo già capito che il teatro tradizionale, anche se spesso collocato in strutture bellissime, aveva qualche problema rispetto alla narrazione coreografica contemporanea. L’altro aspetto importante per me era intercettare un pubblico che normalmente non veniva a teatro. Erano anni, attenzione, in cui la danza contemporanea era meno seguita addirittura di ora. Anche oggi non è popolare ma allora questa distanza dal pubblico era ancora piùà marcata. Infine, era diventato sempre più impellente creare un’osmosi fra il pubblico e i danzatori, fare in modo ce il pubblico fosse più coinvolto. Una forma di spettacolo in questo differente da quello tradizionalmente teatrale. Si trattava di elaborare un vero e proprio sguardo differente rispetto a quello a cui eravamo abituati.

E che cosa si è portata in questi anni a casa leggendo lo sguardo delle persone, del vostro pubblico?

Questa presenza del pubblico, questa vicinanza genera una condivisione che certo, rimane nella memoria. E attenzione, in uno spazio libero come la piazza, il pubblico può trattenersi, ma può anche andarsene. E anche questo lascia un segno in chi è protagonista della performance. Prima di tutto offre un insegnamento che il coreografo si riporta anche in teatro che è di fatto l’obbligo ad un’empatia che diventa fondamentale nel gesto artistico.

Come è cambiato il pubblico in questi anni?

Sicuramente è cambiato molto perché è cambiata la cittadinanza e il suo coinvolgimento. L’insorgere imperante del digitale, il periodo che abbiamo passato hanno distrutto il senso della condivisione dello spazio pubblico. In questo senso il Festival Ballo Pubblico e Moving Barocco acquisiscono un profondo significato polito, in senso lato ovviamente. La gente non gira più per le piazze come una volta, viene in piazza perché richiamato dagli eventi. Cambia così la grammatica anche del nostro stesso Festival. Si è disgregato il concetto di piazza e dello spazio pubblico.

Come si immagina il Festival negli anni prossimi?

Ci stiamo già pensando. Stiamo lavorando nel tentativo di costruire una comunità che condivide Cultura. La parola cultura  per me non si limita alla produzione e alla fruizione di un evento culturale, ma riguarda a come vedo l’esistenza, a come condivido l’esistenza con gli altri, a come la vivo nel luogo in cui vivo, a come curo lo spazio e la comunità in cui vivo. Il Ballo Pubblico si sta muovendo in questa direzione: diventare sempre di più un progetto della collettività, del territorio, in cui si coinvolgono tutti i libelli della comunità che diventa un recettore artistico, certo, ma anche destinataria di un lavoro di definizione di collettività. Stiamo coinvolgendo la scuola, la parte sociale: tutta la cittadinanza. Stiamo facendo insomma un’operazione di welfare culturale. Che va di pari passo con il dialogo con le Istituzioni. Quet’anno abbiamo per esempio coinvolto l’Accademia Chigiana, da sempre dialoghiamo con la Regione e con la Fondazione Elsa. E con il Mondo. Insomma vogliamo creare un luogo capace di collaborare, ricevere, restituire.

Che cosa si è portata a casa dalla Residenza con il Canada che è fra gli appuntamenti centrali della sezione Moving Barocco?

Sicuramente l’elemento centrale è la professionalizzazione delle Arti. Un tema da noi da noi estremamente complicato. Il lavoro artistico fuori casa nostra è molto strutturato: nel fare arte convergono molte professionalità, un caleidoscopio di equipe molto affascinante. Da noi troppo spesso l’artista e il direttore artistico sono caricati di tantissimi impegni che esulano dal proprio stretto lavoro. È il lato debole della nostra filiera anche se, va ammesso, è in alcuni casi la nostra forza: perché i nostri operatori culturali hanno una maggiore visione di insieme rispetto a quella che offre una filiera più parcellizzata. Altra cosa importante che mi sono portata a casa è proprio la dimensione del viaggio: uscire dal proprio ambiente ti impone una ricollocazione della tua identità. Uscire significa imparare a ricollocarsi, misurarsi con gli altri. Il che ti permette di capire meglio chi sei e che cosa stai facendo. Questa è la straordinarietà del confronto con altre culture e con altri Paesi. Senxa contare la bellezza di dialogare con questa compagnia di Wen Wei Wong.

Ricordiamo che Ballo Pubblico-Festival Internazionale di Danza Contemporanea si colloca nell’ambito della rassegna Piazze d’Armi e di Città-Terre di Siena Valdelsa Festival XIX edizione-Discipline(s) realizzata da Fondazione Elsa Culture Comuni e Comune di Poggibonsi con il Patrocinio di Regione Toscana e Provincia di Siena e con il contributo del Ministero della Cultura.

L’ntervista a Francesca Lettieri è a cura di Barbara Bianchi

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