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“Babysitter” in esclusiva su MUBI dal 19 agosto

“Babysitter” in esclusiva su MUBI dal 19 agosto.
Le premesse per questo film sembravano promettenti: umorismo assurdo, teatralità, un po’ surrealista, francese e molto spinto. Sinceramente, devo dire, non mi ha delusa.

Babysitter in esclusiva su MUBI dal 19 agosto

Sono sicura di non aver colto tutti i messaggi presenti in questo film, perché ce ne sono tanti.
Con una fotografia, a parer mio, estremamente viva e onirica, Monia Chokri, regista e interprete sotto le mentite spoglie della protagonista Nadine, racconta, in Babysitter (2022), un mondo fatto di sessismo e di sesso, di egoismo e di vita.
Lo stile passa dal magico ed onirico al distorto e inquietante, con inquadrature che a volte ricordano gli horror di un tempo, e citazioni a cult del passato, con un qualcosa che ricorda vagamente Anderson.
La sceneggiatura è un adattamento dell’opera teatrale “Babysitter” di Catherine Léger, e il tocco drammaturgico si nota.
Non ha uno stile preciso, e da una parte rende il film dinamico e intrigante, dall’altra confusionario e forse a tratti forzato. A volte ho avuto la sensazione che il film si rompesse e perdesse qualità, ma non riesco a trovarla una cosa negativa, pensando al significato e al punto di vista di quest’opera.

Grafica Divina

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La storia parla di un uomo, Cédric (Patrick Hivon), un padre che a causa di un errore da ubriaco si trova a rivalutare tutti i suoi valori e il suo rapporto con il sesso femminile, e di una donna, Nadine (Chokri), sua moglie, che ha partorito da poco e non trova più se stessa.
La figura più rilevante, che dà anche il titolo al film, è la nuova babysitter, Amy (Nadia Tereszkiewicz). Amy è vaga, misteriosa, intrigante e coinvolgente. Conquista tutti con i suoi occhi azzurri e il sorriso angelico, ma c’è qualcosa dietro la sua figura che appare quasi sinistro, forse perché costringe i personaggi ad affrontare parti di se stessi che desiderano reprimere. E cosa c’è di più sinistro se non la colpa dei nostri desideri? Paura, colpa, vergogna, e una dose di crescita e consapevolezza che sembra destinata ad essere solo un altro tassello per la fama, la gloria e il denaro.

Il punto di vista è totalmente dei personaggi, fin dalle prime inquadrature capiamo che noi siamo dentro la storia, che noi siamo loro. Vediamo e percepiamo come vedono e percepiscono loro. L’assurdità dietro ogni scena è solo lo specchio della loro percezione della realtà. Non esiste cosa più vera della soggettività, e con ogni scelta registica Chokri non fa che ricordarcelo; con ogni dettaglio, zoom e con ogni dialogo noi non vediamo cosa succede attorno ai protagonisti, noi vediamo come loro lo percepiscono e recepiscono. A volte è un horror, a volte è un thriller, a volte è fastidioso, a volte è
leggiadro, a volte è magico, a volte è un videoclip: Chokri cerca di mostrarci il mondo come noi lo sentiamo, e ci riesce, confondendo e destabilizzando lo spettatore.
Questo film è disturbante, ma non è irreale. È disturbante perché è vero.

I colori spiccano, sono brillanti, creando immagini che ho avuto l’impulso di fotografare e mettere come salva schermo. Le musiche sono sempre azzeccate e adatte alla situazione. I costumi li ho trovati molto caratteristici, dando ad ogni personaggio una spiccata personalità. Ho apprezzato molto l’interpretazione degli attori, la recitazione a tratti teatrale è stata piacevole e divertente, portata avanti da attori (tra cui in primis la regista) capaci e adatti al loro ruolo. Tutti elementi che hanno aiutato a dare voce a questo film, che desidera mostrare una correlazione a tratti malata e scoraggiante tra il piacere carnale e la libertà della donna.

Come ho accennato prima, a volte ho avuto la sensazione che il film perdesse qualcosa di quella magia che si stava costruendo, ma la storia e il significato lo permettono. La trama è un pretesto per vedere i personaggi cambiare e affrontare se stessi, nell’assurdità di un mondo sessista e incapace di provare empatia verso le donne. È una visione che non mi sento di sconsigliare, riesce a catturare l’attenzione e a regalare emozioni contorte e riflessioni vere, ma non è un film da Netflix and Chill, deve essere guardato davvero e con l’impegno di voler mettersi in discussione.

Articolo di: Annapaola Piccirillo

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