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Greenpeace sorvola l’Amazzonia: troppi gli incendi

Incendi sempre più frequenti ed estesi interessano diverse aree del mondo, dall’Amazzonia alla Russia, senza risparmiare l’Italia, dove nei giorni scorsi roghi devastanti hanno colpito la Sardegna, la Sicilia e l’Abruzzo. Secondo il più recente “Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia”, ogni anno nel nostro Paese vengono distrutti in media 107 mila ettari di bosco, in gran parte proprio a causa degli incendi.

Greenpeace sorvola l’Amazzonia: incendi impressionanti, spesso dolosi, aggravati dai cambiamenti climatici. Colpita anche la Russia

Gli incendi stanno consumando anche l’Amazzonia, la più grande foresta pluviale tropicale del Pianeta: si tratta di roghi in gran parte dolosi, appiccati per espandere le piantagioni destinate alla produzione di mangimi o per fare spazio ai pascoli di bovini. Oltre la metà degli incendi ha interessato porzioni di foresta che appartengono al pubblico demanio e terre indigene. Una tendenza destinata ad aumentare vertiginosamente se il Congresso brasiliano approverà il progetto di legge “PL2633/2020”, che aprirebbe la strada a un indiscriminato accaparramento delle terre (il cosiddetto land grabbing) per mezzo della deforestazione. Per testimoniare la gravità di quel che accade nella regione amazzonica, dal 29 al 31 luglio 2021 Greenpeace Brasile ha effettuato diversi voli di monitoraggio negli stati di Amazonas, Rondônia, Mato Grosso e Pará, registrando immagini impressionanti.

Grafica Divina

“L’Amazzonia può assorbire grandi quantità di carbonio ma, purtroppo, secondo uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Nature la sua capacità di agire come un immenso “serbatoio di carbonio” è gravemente minacciata dalla deforestazione e dai cambiamenti climatici. La ridotta capacità dell’Amazzonia di catturare CO2 è un ulteriore avvertimento: ridurre le emissioni causate dai combustibili fossili e fermare la distruzione della foresta è più urgente che mai. È necessario che il Brasile riconosca i diritti e la proprietà delle terre ai popoli indigeni e che l’Unione europea approvi una rigorosa normativa per impedire l’ingresso sul mercato comunitario di prodotti e materie prime legate alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani”, dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

Anche in Russia la situazione è drammatica: dall’inizio dell’anno sono andati in fumo oltre 10 milioni di ettari di foreste. Il territorio più colpito è la Yakuzia, dove gli incendi continuano a divampare e si sono già persi 3,5 milioni di ettari di foreste. Da una settimana, il team di pronto intervento di Greenpeace Russia, insieme alle autorità locali, combatte contro le fiamme nella regione di Leningrado, vicino al villaggio di Naziya, nel distretto di Kirovsky. Un’area ricca di torbiere che il governo russo aveva deciso di drenare per usare la torba come combustibile delle centrali elettriche e nella produzione di fertilizzanti, con gravi conseguenze sull’ecosistema, come la maggiore suscettibilità agli incendi. Il fumo liberato dalla combustione delle torbiere rischia ora di raggiungere San Pietroburgo, come era già successo nel 2010.

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