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“Pop Rock, Jazz… e non solo” Renato Podestà

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Renato Podestà
Foolish Little Dreams
(Irma Records / Self)

Sarà anche il primo disco da leader, per il chitarrista Renato Podestà: però (a parte i tanti lavori da lui incisi con Sugarpie and the Candymen), l’organ trio ch’egli compone con Gianluca Di Ienno all’organo e Roberto Lupo alla batteria, ispirandosi alle lezioni di John Scofield e Peter Bernstein, è attivo da ormai un decennio e vanta oltre mille prove dal vivo.

Grafica Divina

Non c’è dunque da stupirsi, che alla fine il suo/loro CD “Foolish Little Dreams” voli molto in alto: partendo da un progetto musical-sonoro anomalo ma affascinante e colto e per giunta già sperimentato ed evoluto nel tempo, che oggi solo viene storicizzato su album e ciò accade non soltanto grazie alla scelta di grandi pezzi, ma anche per merito d’un interplay solido, figlio com’è di esperienza e di arrangiamenti e improvvisi agili, originalissimi, intriganti, in bilico fra più epoche e varie influenze con personalità ormai chiara, profondità notevole e sfizioso gusto per lo spiazzamento.

Fra l’altro, per far debuttare sé stesso da leader (e il trio su disco) Podestà ha anche voluto far incontrare nel repertorio scelto e nel suo rileggerlo la tradizione di New Orleans con le novità dell’attuale scena newyorchese: aggiungendo così ulteriori sapori, sorprese e stimoli al già ricco impasto della proposta tout-court.

Nel CD Podestà si segnala chitarrista brillante e sfaccettato, capace di punte virtuosistiche intelligenti e a tratti straordinarie, per come rispettano le melodie innestandovi sviluppi di peso; ma anche il suo inedito in scaletta (“Bolero”) è di bella grafia, oltre che di magnifica esecuzione.

Di Ienno all’Hammond mostra senso armonico e fantasia meditabonda, spesso arguta, mentre Lupo alla ritmica non perde mai dinamicità pur agendo molte volte in modo raffinato, sino a risultare -che non è facile- sempre incisivo seppur mai invasivo.

E l’insieme del trio è così alquanto fascinoso: denotato da un suono pieno e coinvolgente, e caratterizzato da una grande libertà interpretativa la quale -ben sfruttata anche col ragionamento oltre che con l’inventiva- sa far partire l’ascolto da territori noti (Strayhorn, Evans, Gershwin, McHugh…) per trascinarlo poi dentro mondi inattesi, verso atmosfere stuzzicanti, in orizzonti i cuoi colori sono a dir poco inaspettati.

 Forse il picco di “Foolish Little Dreams” e della personalità del trio, comunque, è l’approccio profondissimo in chiave contemporanea che viene adoprato e misurato sulla gershwiniana “Fascinating Rhythm”, dove la chitarra veleggia nell’elettrico con classe e l’interplay, in crescendo, si fa via via maestoso. Ma attenzione anche a “Butch and Butch” di Oliver Nelson, che venne incisa nel ’61 senza chitarristi e ora, divenuta standard, tocca a un chitarrista quale Podestà riprendere e quasi trasfigurare: dentro uno strepitoso ma compreso virtuosismo, su sfondo d’eleganza vagamente vintage e insieme virata oltre ogni possibile demarcazione temporale, con per giunta un sublime approfondimento ritmico a chiudere il cerchio d’una rilettura attualizzante (quanto rigenerante) del brano.

Il viaggio fra epoche, stili e nuove idee del trio Podestà-Di Ienno-Lupo parte però, seguendo la tracklist dell’opera, dagli anni Trenta di Milton Ager e di “Happy Feet”, in cui un piglio scintillante quasi manouche, groove originali e svisate varie assecondano subito l’obiettivo riuscito d’un traghettamento musicale dell’ascolto dalla New Orleans d’antan verso i club di fine millennio; poi colori e guizzi di swing contemporaneo, che esplodono in trio a pieno ben oltre la datazione del brano, fanno brillare ancora una volta pure “Five” di Bill Evans; e anche “Blood Count” di Billy Strayhorn, oltre che per un abbrivio magico grazie al tocco della chitarra ed al supporto armonico, si segnala soprattutto per come la batteria -nel caso è lei la “colpevole”- sa allargare con gusto l’esplorazione da ieri sino all’oggi.
In scaletta per il loro viaggio i tre inseriscono anche due originali, ed essi non sfigurano: “Bolero” di Podestà soprattutto, col suo incedere vagamente ellingtoniano, organo e bassi in proscenio, sviluppi misurati sino a una sospensione adulta e via via sempre più incisiva; ma anche “Heartbeat Sweet” firmato Di Ienno è un brano delizioso, uno swing in punta di note che vede l’organo sviluppare un doppio, parallelo percorso fra batteria e chitarra, impreziosendolo con suggestivi passaggi melodici.

Il finale di “Exactly Like You”, con il guest Sandro Gibellini per un gustosissimo duetto chitarristico, è invece un ripasso garbato, elegante, intelligente, dell’energia degli standard: dunque dovremmo scrivere che è quasi in toto fuori contesto, lontano dalla riuscita sperimentazione del resto dell’opera, però trattasi di gemma musicale. E in quanto tale, è capace di chiudere al meglio un disco d’esordio che sembra andare ben più, e ben oltre, il concetto di biglietto da visita; d’un artista, un trio e un percorso che già mantengono (e non si limitano a promettere) moltissimo.

Renato Podestà
Foolish Little Dreams
(Irma Records / Self)

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare, “Fascinating Rhythm”:
https://www.youtube.com/watch?v=EHQRSvqqUGE&list=PL82a5NkdUliM4acrgb8_2-PQ3-KC-JXmu

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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